dal catalogo Memoria e nostalgia
Quello di Umberto Torricelli è un lavoro estremamente coerente e lineare, che ha come punto di riferimento
privilegiato l'atmosfera ombrosa e rarefatta del noir americano e di quello francese, rivisitati in una chiave
che mescola la pittura di origine mediatica e il nuovo realismo europeo, la metafisica dechirichiana e le
suggestioni della fotografia di moda.
Torricelli, infatti, mette in scena una galleria di personaggi anonimi, senza volto, tratteggiati unicamente
sui toni del bianco e nero, il cui abbigliamento, le pose, i dettagli e gli accessori non sono altro che un
continuo rimando a situazioni che ci sono familiari, per averle lette mille volte nei romanzi di Dashiell Hammet
e di Raymond Chandler, ma anche in quelli di Scerbanenco e di Léo Malet, nei fumetti di Muñoz e di Sampayo,
nelle tavole di Filippo Scozzari e di Will Eisner (e non è un caso che l'artista faccia espressamente
riferimento alla sua vena ironica e surreale per l'insuperata serie di "The Spirit", in cui i toni, l'atmosfera,
il sapiente gioco dei bianchi e neri costituiscono un continuo rimando linguistico, paradossale e raffinatissimo
dal punto di vista stilistico, alla specifica koiné del noir americano); e ancora nei film di Fritz Lang o di
Howard Hawks, nelle colonne sonore di John Coltrane, di Charlie Mingus o di Chet Baker.
Quello di Torricelli è soprattutto un gioco a rimpiattino con la memoria e la persistenza di un genere,
il noir, che oggi è diventato, più di qualunque altro, un grimaldello per la rilettura critica della realtà,
dove gli stereotipi del genere diventano insieme chiave stilistica e atteggiamento morale, segno del disincanto
verso i lati oscuri del reale e insieme della propria disponibilità a non rinunciare mai a combattere e a
lottare: da qui l'attenzione e la fascinazione per i grandi solitari, per i personaggi duri e puri tipici
del romanzo chandleriano, per le dark ladies dall'anima nera, per i grandi perdenti che si spezzano
(qualche volta), ma non si piegano. La sua è una vera e propria commedia umana, ricca di personaggi senza tempo
persi nelle proprie disperate solitudini, una desolata teoria di investigatori senza riscatto, gangster dal
cuore onesto, donne tradite e traditrici, pugili suonati e quant'altro può offrire lo spettacolo della realtà
quando si incontra con la fiction.
Insieme galleria di ritratti individuali camuffati sotto la forma del ritratto e disamina sociale collettiva,
quella di Torricelli è una pittura di carattere allegorico, che guarda più al Buzzati pittore e fumettista che
alla nuova pittura di carattere fotografico, oggi molto in voga, e che si pone perfettamente in linea con la
riscoperta della pittura popolare e con l'attenzione alla cinematografia e alla letteratura di genere da parte
della nuova pittura italiana.
Alessandro Riva